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Spettacolo

  • Anche quest'anno "The Rock" è l'attore più pagato del mondo
    by Francesco Russo on 13 August 2020 at 11:17

    AGI - Dwayne "The Rock" Johnson è l'attore cinematografico più pagato per il secondo anno consecutivo. È quanto risulta dalla lista pubblicata da Forbes, che prende in considerazione solo gli attori di sesso maschile (quella delle attrici più pagate uscirà il mese prossimo). L'ex lottatore professionista ha incassato 87,5 milioni di dollari nei dodici mesi fino al giugno 2020, un primato al quale hanno dato un contributo sostanziale i 23,5 milioni di dollari guadagnati grazie al film d'azione prodotto da Netflix "Red Notice" . La vera notizia è proprio il peso sempre più esteso nell'industria dell'intrattenimento del colosso dello streaming, che ha contato per oltre un quarto dei ricavi degli attori presenti nella top ten. Anche Ryan Reynolds, secondo con 71,5 milioni di dollari, fa parte del cast di "Red Notice" e l'anno scorso ha recitato in un altro titolo Netflix, "Six Underground". Stesso discorso per il terzo e il quarto in classifica: Mark Wahlberg (58 milioni di dollari) e Ben Affleck (55 milioni di dollari), che hanno ingrassato i loro conti grazie ad altre due produzioni Netflix: rispettivamente "Spenser Confidential" e "The Last Thing He Wanted". Quinto Vin Diesel (54 milioni di dollari), che risale grazie al ritorno del popolare franchise "Fast And Furious". Dopo un 2019 dominato dal cast di "Avengers", la seconda parte della top ten vede il ritorno di presenze più o meno fisse, dalla star di Bollywood Akhsay Kumar (sesto con 48,5 milioni di dollari) a Will Smith (ottavo con 44,5 milioni di dollari), da Adam Sandler (nono con 41 milioni di dollari) a Jackie Chan (decimo con 40 milioni di dollari). È invece una novità il settimo posto di Lin-Manuel Miranda (45,5 milioni di dollari), che debutta nella classifica grazie al musical di Broadway "Hamilton", grande successo sulla piattaforma streaming Disney+. 

  • Dal governo 10 milioni per sostenere la musica dal vivo
    by Agi on 13 August 2020 at 7:52

    AGI - "Dieci milioni di euro per la musica dal vivo": è il valore del decreto firmato martedì dal ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, utilizzando le risorse del fondo per le emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo istituito con il decreto Cura Italia e potenziato con il decreto Rilancio. "Con questo intervento - dichiara Franceschini - il Governo va incontro alle esigenze manifestate dagli artisti, interpreti ed esecutori delle tante associazioni che sono state ascoltate dal Mibact negli scorsi mesi. Con questi fondi, che si sommano ai 12 del decreto varato il solo pochi giorni fa, si interviene in un settore che, ancora in queste settimane, vive le difficoltà di una ripartenza segnata da limitazioni per il contenimento della pandemia".  Chi può chiedere i contributi Possono presentare domanda di contributo società di persone o di capitali, ditte individuali, associazioni culturali, enti del terzo settore o liberi professionisti con partita Iva operanti nei settori dell'organizzazione, promozione o booking di concerti, dell'intermediazione di concerti, management e consulenza di artisti, della gestione di live club, siano essi di proprietà o meno. Per presentare domanda - spiega il Mibact in una nota - è necessario risultare formalmente costituiti entro il 31 dicembre 2019 o, in caso di variazioni nella forma giuridica e statutaria, poter documentare una continuità di attività anteriore alla stessa data, avere sede legale in Italia, risultare iscritti alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura se soggetti a obbligo di iscrizione, non aver ricevuto il contributo ordinario dal Fus per il triennio 2018-2020, assenza di procedure fallimentari e di condizioni ostative alla contrattazione con le pubbliche amministrazioni, essere in regola con gli obblighi previdenziali, fiscali e assicurativi. Inoltre, per le attività di organizzazione di concerti, è necessario anche aver avuto ricavi per almeno 20mila euro per la produzione di musica dal vivo nell'intero 2019, avere organizzato almeno dieci eventi tra il 1 gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020, essendo titolari di altrettanti modelli C1 Siae. Per le attività di booking e intermediazione di concerti, è necessario anche avere avuto ricavi per almeno 20 mila euro dalla compravendita di concerti di musica dal vivo e di prestazioni artistiche nell'intero 2019, aver esercitato la compravendita di almeno quindici giornate di musica dal vivo tra il 1 gennaio 2019 e il 29 febbraio 2020. Per le attività di management e consulenza di artisti, poi, è necessario anche aver avuto ricavi per almeno 20 mila euro da tali attività nell'intero 2019, aver prodotto almeno quindici giornate documentate tramite contributi previdenziali riferiti agli artisti collocati direttamente o attraverso cooperative o agenzie incaricate dal soggetto richiedente, presentare un'autocertificazione sottoscritta dall'artista e dal management che attesti il rapporto lavorativo esistente nel periodo in cui sono avvenute le prestazioni artistiche.  Per le attività di gestione e proprietà di live club, invece, è necessario anche disporre di uno o più locali in regola con le normative di sicurezza, dotato di una zona palco ed impianto permanenti in cui almeno il 50% della programmazione artistica sia incentrata sulla musica dal vivo per l'80% composta da musica originale, avere organizzato oppure ospitato nel 2019 almeno trenta eventi, sia gratuiti che a pagamento. Per l'organizzazione di festival di musica dal vivo, infine, è necessario anche aver organizzato nel biennio 2018-2019 almeno un festival a cadenza annuale, con eventi sia gratuiti che a pagamento in uno o piu' giorni consecutivi con almeno il 50% della programmazione artistica incentrata sulla musica dal vivo, di cui l'80% composta da musica originale, aver annullato l'evento programmato per il 2020 o averlo realizzato in forma ridotta a causa dell'emergenza epidemiologica. A quanto ammontano i contributi Il decreto è stato inviato agli organi di controllo e sarà disponibile sul sito del Mibact www.beniculturali.it ad avvenuta registrazione. Entro cinque giorni dalla data di registrazione, la direzione generale Spettacolo pubblicherà un avviso con le modalità e le scadenze per la presentazione delle domande di contributo, per le verifiche documentali e l'assegnazione dei contributi. Le risorse verranno attribuite ai soggetti ammessi a contributo secondo i seguenti importi: fino a 10 mila euro per ricavi annui fino a 100 mila euro nel 2019; fino a 20 mila euro per ricavi annui tra 100mila e 500mila euro nel 2019; fino a 30 mila euro per ricavi annui tra 500 mila e un milione di euro nel 2019; fino a 40 mila euro per ricavi annui nel 2019 tra un milione e 2 mln 500mila euro; fino a 50 mila euro per ricavi annui nel 2019 tra 2 mln 500 mila e 5 mln di euro. Tale contributo non è cumulabile a quello eventualmente riconosciuto per il ristoro delle perdite dovuto all'annullamento dei concerti di musica leggera.

  • Antonio Banderas è positivo al coronavirus
    by Agi on 10 August 2020 at 16:42

    AGI - L'attore spagnolo, Antonio Banderas, ha annunciato su Twitter di essere positivo al Covid-19. Il 10 agosto è il giorno del suo compleanno: compie 60 anni e li "festeggerà" in quarantena.  Quiero contaros lo siguiente... pic.twitter.com/u579iBVLM0 — Antonio Banderas (@antoniobanderas) August 10, 2020  

  • Addio a Franca Valeri, ironica signora delle scene
    by Maria Letizia D'Agata - Antonella Piperno on 9 August 2020 at 17:14

    "Qual è stato il giorno più bello della mia lunga vita? La fine della guerra, il 25 aprile 1945: capii che finiva un incubo terribile e che cominciava la mia giovinezza", diceva in una intervista ad un noto settimanale Franca Valeri, la cui morte è stata annunciata oggi. Cento anni compiuti pochi giorni fa dopo una lunga esistenza fra le gioie e i dolori che hanno segnato la sua vita e la sua straordinaria carriera. Franca Maria Norsa, questo il suo vero nome, era nata a Milano il 31 luglio 1920. È stata attrice, drammaturga, sceneggiatrice e caratterista. La sepoltura "La sua unica religione era il teatro. Mia madre era molto vicina all'ebraismo, ma sarà sepolta in un cimitero cattolico, con una semplice benedizione e non con un funerale religioso, soltanto perché aveva espresso il desiderio di riposare accanto al suo compagno, il direttore d'orchestra Maurizio Rinaldi". Così Stefania Bonfadelli, figlia adottiva di Franca Valeri spiega all'AGI i dettagli della sepoltura in forma privata, di Franca Norsa, in arte Valeri, nata da padre ebreo e mamma cattolica: "Franca si è sentita sempre molto legata all'ebraismo e alle sue origini, aveva sofferto enormemente per le leggi razziali, ed era stata battezzata proprio per sfuggire alle persecuzioni durante la guerra", chiarisce la figlia. Formalmente cattolica, aveva sposato in chiesa Vittorio Caprioli, ma la sua sentita adesione all'ebraismo, spiega Bonfadelli era simboleggiata anche dalla stella di David che portava sempre al collo: "Gliela portai io venti anni fa da Gerusalemme e non se l'è mai tolta". Bonfadelli gliela lascerà al collo anche nel suo ultimo viaggio, dove sarà vestita, svela, con l'abito di scena di "Non tutto è risolto", disegnato da Roberto Capucci, lo stilista che l'ha sempre accompagnata nel suo percorso professionale. Rinaldi, accanto a cui Valeri sarà sepolto, morì a Roma nel 1995 ma, per motivi di riservatezza, Bonfadelli non svela il cimitero in cui riposa. "Il vero funerale di mia madre sarà il saluto nella camera ardente allestita al Teatro Argentina di Roma" Chi era Franca Valeri Non è facile riassumere 100 anni di vita di questa donna straordinaria, dotata di ironia, classe, comicità, intelligenza e ed eleganza. Franca Valeri è stata attrice di teatro e cinema, autrice, conduttrice di radio e tv, regista. Tutte caratteristiche che ne fanno una delle attrici più eclettiche ed interessanti dello spettacolo italiano dal secondo dopoguerra ad oggi. Era anche una grande appassionata dell'Opera e della musica. Fu anche amica di Maria Callas. E la passione per l'Opera la porterà ad occuparsi di regie nel corso degli anni 80 e primi del 90 con il compagno Maurizio Rinaldi, direttore d'orchestra. Secondogenita di Luigi Norsa e Cecilia Valagotti, una famiglia borghese, Franca Valeri era di origine ebrea per parte di padre mentre la mamma era cattolica e fu vittima delle leggi razziali. Un periodo quello che più volte l'attrice ebbe modo di descrivere come "il più brutto" della sua vita ricordando quando vide piangere suo padre, e fu costretta, mentre lui e suo fratello fuggirono in Svizzera e lei restava a Milano con la mamma, a lasciare il liceo Parini, il teatro e quindi, per salvarsi dai nazisti, a nascondersi e a adottare il cognome cattolico di sua madre, Pernetta. E il legame profondo con l'ebraismo, Franca Valeri lo testimoniava con la stella di David che portava orgogliosamente al collo. Il debutto sul palco La sua prima volta a teatro è stata nel '47 nei panni di Lea Leibowitz, un'ebrea innamorata del rabbino in uno spettacolo scritto e diretto da Alessandro Fersen. E venti anni fa, accanto a Urbano Barberini ha interpretato una esemplare yiddish mame in 'Possesso' tratto da un testo di Abraham B. Yehoshua mai rappresentato prima di allora. Franca Valeri ha trascorso l'infanzia tra Milano e Riccione, Venezia e la Svizzera dove si recava per le vacanze estive. Fu studente del Liceo classico Giuseppe Parini, dove frequentava la sezione C che risultava essere l'unica di lingua inglese. È stata compagna di classe di Silvana Mauri, futura moglie di Ottiero Ottieri e nipote di Valentino Bompiani, che a Milano aveva fondato la casa editrice Bompiani ed è stata amica di Camilla Cederna, durante la seconda guerra mondiale, Lodovico Belgiojoso, Gian Luigi Banfi, Ernesto Rogers, Aure'l Peressutti e di altri intellettuali milanesi. La sua carriera ebbe inizio con le caricature già prima della guerra, durante l'adolescenza, in compagnia di alcune amiche. Fu quello il periodo in cui nacque la famosa "signorina snob", "Cesira la manicure", personaggi che prendevano in giro la borghesia milanese, e la nota "Signora Cecioni", una romana popolana, sempre al telefono con mamma'. Dopo l'inizio con il personaggio di Lea Lebowitz, entra a far parte della compagnia del Teatro dei Gobbi, dove esordirà nel 1949. Il nome Franca Valeri viene scelto nei primi anni cinquanta e a suggerirlo fu l'amica Silvana Mauri. L'esordio al cinema con Fellini Durante gli anni cinquanta, la Valeri esordisce al cinema con Federico Fellini, il primo film al quale prende parte è infatti Luci del varietà, dove interpreta la piccola parte della coreografa ungherese che allestisce un balletto surreale nel nuovo spettacolo di Checco Dalmonte (Peppino De Filippo). Seguirà una lunga serie di commedie, spesso al fianco di Alberto Sordi o di Totò, tra cui Totò a colori (1952), Piccola posta (1955), Il segno di Venere (1955), Il bigamo (1956), Arrangiatevi! (1959), Il vedovo (1959). Nel 1950, a Parigi conosce Colette Rosselli e Indro Montanelli e nasce la collaborazione tra la Valeri e la Rosselli, che le porterà a realizzare congiuntamente il libro, fortemente sostenuto dallo stesso Montanelli, Il diario della signorina snob, pubblicato nel 1951 dalla Mondadori. Negli anni sessanta viene diretta dal marito Vittorio Caprioli in alcune commedie a colori, di cui è anche coautrice della sceneggiatura: Leoni al sole (1961), Parigi o cara (1962) e Scusi, facciamo l'amore? (1968). In Tv, fu diretta da Antonello Falqui in trasmissioni come Le divine (1959), Studio Uno (1966) e Sabato sera (1967), gli ultimi due condotti da Mina e diretti da Antonello Falqui. Durante gli anni sessanta, Franca Valeri pubblica una serie di dischi nei quali vengono registrati i suoi personaggi femminili. Le ultime apparizioni cinematografiche di Franca Valeri sono da posizionare tra gli anni settanta e gli anni ottanta con Basta guardarla di Luciano Salce (1970), Ettore lo fusto (1972), Ultimo tango a Zagarol (1973), La signora gioca bene a scopa? (1974). Durante gli anni 70 ha partecipato a diversi sceneggiati Rai. Nel 1974 scrive e interpreta la miniserie in quattro puntate Sì, vendetta..., diretta da Mario Ferrero. Sempre nel 1974 Franca Valeri prende parte allo sceneggiato Nel mondo di Alice, diretto da Guido Stagnaro e interpretato da Milena Vukotic. Nel 1982 è nuovamente in TV nel varietà di Enzo Trapani "Due di tutto". Nel 1993, dopo un'assenza di circa un decennio, riappare sugli schermi televisivi partecipando alla trasmissione Magazine 3, in onda su Raitre. Gli ultimi anni, tra tv e teatro Nel 1995 ritorna a recitare per la fiction, partecipando alla sit-com Norma e Felice" accanto al comico Gino Bramieri. Con Nino Manfredi, nel 1999, figura in alcuni episodi della serie televisiva Linda e il brigadiere. Nello stesso anno ritorna al varietà, partecipando a La posta del cuore, in cui riporta in auge il personaggio della "Sora Cecioni". Nel 1999, partecipa ad Alcool, commedia sulla decadenza dell'alta borghesia diretta da Adriana Asti. Franca Valeri è stata autrice di commedie di successo, come "Lina e il cavaliere", "Meno storie", "Tosca e altre due" Nel 2000 ha preso parte alla miniserie TV "Come quando fuori piove" con la regia di Mario Monicelli. Nel dicembre 2010 ha pubblicato il libro autobiografico "Bugiarda no, reticente", dove racconta i principali avvenimenti della sua esistenza. A gennaio 2011, eccola di nuovo sul palco del "Valle" di Roma, con due lavori, Non tutto è risolto e La vedova Socrate. Ed è storia recente, la collaborazione con Luciana Littizzetto da cui nasce il libro L'educazione delle fanciulle. Franca Valeri si era sposata con Vittorio Caprioli, attore e regista, il 16 gennaio 1960. È stata legata per dieci anni al direttore d'orchestra Maurizio Rinaldi. Viveva a Trevignano Romano in una villa sul Lago di Bracciano, che ha donato al WWF. Il cordoglio delle autorità Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato ai familiari un messaggio di cordoglio per la scomparsa di Franca Valeri, attrice versatile e popolare, che rimarrà nel cuore degli italiani per la sua grande bravura e la sua straordinaria simpatia. "Profonda tristezza per la scomparsa di Franca Valeri, un'icona del nostro teatro, della nostra cultura e spettacolo. Ci ha regalato indimenticabili momenti di comicità e di pensiero, di eleganza e di arguzia. Le siamo grati per tutti questi doni", scrive il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si Facebook.

  • “Mio padre Ennio Fantastichini era un duro che si commuoveva”
    by Antonella Piperno on 7 August 2020 at 12:36

    AGI - Mica è solo un premio come i tanti che portano il  nome di qualcuno che non c'è più quello in scena l'8 agosto a Pantelleria. E non solo perché è intitolato a un mostro sacro del cinema italiano come Ennio Fantastichini, volato via troppo presto, a 63 anni. Ma perché la tre giorni nell'isola che era il buen ritiro di Fantastichini è organizzata da una sorta di famigliona allargata e intrecciata che alla morte dell'attore di cult come ‘Porte aperte', ‘Mine vaganti' ‘Ferie d'agosto' si è cementata ancora di più. L'organizzatrice della kermesse fantastichiniana è Marta Bifano,  attrice, regista, figlia di Ida Di Benedetto, nonché uno dei primi amori dell'attore: un colpo di fulmine che scattò, racconta all'AGI, quando lei ventenne cercava una stanza in affitto, Cloris Brosca (ricordate ‘la zingara' del televisivo ‘Luna Park, quella de “la luna neeeraaa” ? ndr) la collocò nella casa dell'amico Fantastichini quando l'attore era in tournée e al suo rientro lui, trovando tutto incredibilmente in ordine se ne uscì con un “Scusi devo aver sbagliato appartamento” che la conquistò. Una grande passione che finì per una scarsa attitudine di lui alla fedeltà (“mi metteva troppe corna, ne soffrivo”  sintetizza lei) senza minare però l'affetto. Dopo di lei arrivò Nadia D'Errico, anche lei nel comitato organizzatore del premio Ennio Fantastichini. Quando conobbe Ennio, racconta, viveva in una comunità hippie, stava con Alessandro Haber, (è anche lui al Premio Fantastichini, per una masterclass) e lo lasciò per mettersi con l'attore per nove anni  diventando la madre del suo unico figlio Lorenzo, oggi 24 anni, per il quale Bifano è “zia Marta”. Nell'isola dove con suo padre ha passato momenti che gli resteranno scolpiti nel cuore Lorenzo ha voluto che il premio andasse ad attori dagli otto a 30 anni, emergenti come lui, appena uscito dal Centro sperimentale di cinematografia. All'AGI il figlio di Fantastichini ha raccontato il rapporto a tratti complicati con suo padre, la decisione di seguire le sue orme, e il vuoto che non riesce a riempire. “Mio padre sarebbe felice di questo premio che porta il suo nome perché considerava importanti i riconoscimenti: diceva sempre che l'attore è come un bambino in crisi abbandonica dipendente dal giudizio degli adulti e che i premi rappresentavano la carezza, il consenso. Approverebbe anche la decisione di consegnarlo a  attori emergenti,  ha sempre cercato di aiutare i colleghi giovani, non ha mai peccato di gelosie e avarizia professionale. Forse perché era rimasto anche lui, con la sua sensibilità, un bambino in un corpo di adulto”.  È stato lui a indirizzarla verso il mondo del cinema?  “Tutt'altro. Inizialmente  ha cercato di tenermi lontano dal suo mondo. Non voleva influenzarmi, sapeva di essere una figura ingombrante, evitava anche di farmi vedere i suoi film, sosteneva che bisogna lasciare andare le persone, in particolare i figli. Tant'è che inizialmente avevo preso un'altra direzione”. Quale? “Sempre una strada di famiglia, quello di mio zio Piero Fantastichini, fratello di papà, pittore e scultore di successo. La pittura mi ha aiutato ad esprimermi durante l'adolescenza, soffrivo di crisi di  panico e lo incanalavo sulla tela dipingendo alieni e uomini senza volto. Mi ci dedico ancora, ma a un certo punto ho capito che non poteva essere quello il mio lavoro”. Il punto di svolta verso il mestiere di suo padre quando è arrivato? “Quando il regista Claudio Boccaccini mi chiamò per uno spettacolo teatrale, ‘Le belle notti' in cui aveva coinvolto altri figli d'arte: superai il provino ma poi decisi di non farlo quello spettacolo, non mi sentivo pronto, ero l'unico del gruppo che non aveva esperienza. Boccaccini capì ma mi invitò a seguire i suoi corsi in un anno in cui ero anche impegnato in un'attività di volontariato in un un centro di musicoterapia per disabili, lavavo i piatti lì e poi salivo sul palco…”. Suo padre era contento? Non era convintissimo, voleva risparmiarmi incertezze e dolori legati a questo lavoro. L'ho conquistato con lo spettacolo di fine corso, vincendo le sue resistenze: “in ‘American blues' misi in scena un pezzo di ‘Morte di un commesso viaggiatore', ero un anziano con la postura traballante. Papà  si commosse, anche se devo ammettere che non era difficile farlo piangere”. Si commuoveva spesso? “Sì per le gioie come per i dolori, piangeva anche per una canzone. Quando eravamo nella  casa di Pantelleria, per le nostre estati indimenticabili lontano da tutti, in mezzo alla natura, metteva un brano di Enzo Avitabile o di Mannarino, mi guardava e si commuoveva. Era un uomo  molto fragile, un po' un lupo solitario, c'era una grande differenza tra persona e personaggio: papà sul set già alle sei di mattina era pronto a ridere e a scherzare con tutti, ma a casa si portava dietro le pesantezze esistenziali e le insoddisfazioni del suo percorso professionale”. Avrebbe meritato di più. “Non ha avuto le occasioni per esprimere tutto il suo potenziale… Il suo mentore è stato Gian Maria Volontè, ha cominciato con Dario Fo, avrebbe meritato molto di più se non fosse stato incasellato nel personaggio del cattivo e del prepotente. In nome della qualità e del rispetto per se stesso ha detto anche tanti no”. A chi? “Ha declinando tante proposte troppo commerciali, mi ripeteva sempre: “La mattina quando mi alzo non voglio guardarmi allo specchio e tirarmi uno sputacchio”. Tra le sue interpretazioni quale considera la migliore? ‘Porte aperte', il film di Gianni Amelio ispirato a un romanzo d Sciascia in cui papà duettava con  Volontè.  Lì è riuscito sicuramente ad esprimere la sua potenza attoriale. Era di quelli che scavano dentro se stessi, annientandosi, per diventare qualcun altro”. Che effetto le ha fatto vederlo in ‘Lontano lontano', il film di Gianni Di Gregorio con la sua ultima interpretazione uscita al cinema dopo la sua morte? “Quel film per me è un totem, perché il suo personaggio è proprio com'era lui, spontaneo, verace, scherzoso e amante del  romanesco.  Il regista gli ha lasciato mano libera nelle sue tipiche espressioni, tipo “acchiappa ‘sta cosa” E  poi anche lui, come il personaggio deciso a trasferirsi da Roma alle Azzorre con altri due pensionati, e che sopravvive restaurando mobili, amava tanto andare al mercato di Porta Portese”. Nel film il personaggio ha un rapporto ricco d'amore ma complicato con sua figlia... “In effetti ricorda un po' il nostro: nella prima parte della mia vita lo vedevo nei weekend perché viveva in campagna, poi siamo stati più insieme e ora io vivo nella sua casa romana.  Avrebbe voluto essere un padre più presente, il lavoro spesso lo ha tolto dalla vita, ma è anche vero che spesso gliela ha salvata . E poi è stato lui a darmi forza e a motivarmi quando ero  dubbioso sulla strada intrapresa: gli dicevo ‘papà, non so se me la sento, è difficile imparare le parti a memoria..” e lui mi incitava ad andare avanti. E quando alla fine era a letto ammalato cercava di allontanarmi da lui  dicendomi “Vai a scuola, vai al Centro”. Tanto' è che ho recitato Amleto al Centro sperimentale il giorno dopo che se n'è andato. Non è stato facile, ma credo di aver incanalato  lì il mio dolore”. Il suo ricordo più vivo? “A Pantelleria, nella sua ultima estate, quando si è verificato una sorta di presagio: eravamo a casa, lui si sentiva debole, era stato a letto tutto il giorno, ma ogni tanto gli succedeva. Poi quando siamo andati a  farci un bagno, sono arrivati quattro falchi che hanno iniziato a volarci intorno, come in un saluto”. Cosa le manca di più di lui oggi? “La sua emotività sproporzionata, la sua gentilezza e il suo credere in me”.

  • Terze nozze per Sean Penn. Sarà "un matrimonio-Covid"
    by Agi on 5 August 2020 at 4:46

    AGI - Sean Penn si è sposato di nuovo: la star hollywoodiana ha confermato davanti alle telecamere del talk show "Late Night" di Seth Meyers di essere convolato a nozze con l'attrice Leila George. Si tratta della "terza volta" per l'attore di "Mystic River" e di "Milk". Negli anni ottanta finì sui rotocalchi di tutto il mondo per il suo matrimonio con la popstar Madonna, dal 1996 al 2010 era sposato con la collega Robin Wright, consacrata da film come "Forrest Gump" e dalla serie "House of Cards". Per Leila George, 28 anni, interprete di "Mortal Engines" e figlia degli attori Vincent D'Onofrio e Greta Scacchi, è invece la prima volta. "Sono state nozze-Covid", ha raccontato Sean Penn durante la trasmissione, spiegando che alla cerimonia - che si è svolta giovedì scorso - il funzionario del Comune incaricato di celebrare le nozze ha partecipato "virtualmente" mentre la coppia, i figli di Penn e il fratello della sposa, festeggiavano tra le mura di casa.

  • I 70 anni di John Landis, maestro della commedia col pallino dell'horror
    by Francesco Russo on 3 August 2020 at 11:41

    Nel 1997 le famiglie italiane aggiungono al presepe e al panettone una tradizione natalizia che diventerà altrettanto inossidabile. È da allora che Italia 1 trasmette in prima serata, ogni 24 dicembre, Una poltrona per due. A Natale anche i grandi hanno voglia di farsi raccontare la solita favola, una riedizione del "Principe e il povero" di Mark Twain ambientata nella Philadelphia dei primi anni '80. Un rituale limitato alla nostra nazione, dove il regista John Landis, che compie 70 anni oggi, 3 agosto 2020, è sempre stato molto amato. Basti pensare al successo incredibile registrato nel nostro Paese da The Blues Brothers, che ora è un classico anche in Usa ma all'epoca oltreoceano fu un mezzo flop. Sarà perchél'appassionato italiano è ben attrezzato per capire un regista dotato sia del gusto per la risata che di quello per lo spavento. Prendete Un lupo mannaro americano a Londra. Non è una commedia horror, è un horror e una commedia allo stesso tempo, dove i momenti orrorifici fanno paura davvero e quelli comici fanno ridere sul serio, come in certi film di Mario Bava o nei migliori episodi di Dylan Dog. E il saper giocare con differenti generi è qualcosa che Landis ha imparato, sul campo, anche dai B-movie tricolori. Un giovane factotum sui set dei B-movie europei È pure sui set degli spaghetti western che si fece le ossa, giovanissimo, dopo aver mollato la scuola per seguire la sua incrollabile determinazione nel voler lavorare nel cinema. Ma in Usa il massimo che riuscì a trovare fu un posto da portalettere negli studi della 20th Century Fox. Decide quindi di cercare fortuna sui set europei. E la fortuna lo aiuta. L'assistente alla produzione del dramma bellico I guerrieri - stesso regista (Brian G. Hutton) e stesso protagonista (Clint Eastwood) di "Dove osano le aquile" - si ammala e Landis lo sostituisce. Le riprese avvengono in Istria, dove era possibile utilizzare veri residuati tedeschi e americani per le scene di combattimento senza spendere troppo. Landis resta in Europa tre anni, lavora per produzioni francesi, spagnole, inglesi, italiane (tra cui C'era una volta il West di Sergio Leone) e svolge qualsiasi mansione gli capiti: l'attore, lo stunt, persino l'assistente ai dialoghi. Lo stakanovismo di questo ragazzo di Chicago impressiona tutti e gli fa guadagnare le prime amicizie importanti. Attori come Don Rickles e Donald Sutherland lo prendono in simpatia e gli girano qualche contatto giusto. Quando torna in Usa ha 21 anni e gira il suo primo lungometraggio: Schlock, dove una città californiana viene terrorizzata da uno scimmione preistorico nel cui costume c'era Landis stesso. Un tributo ai "monster movie" - quelli con i lucertoloni animati a passo uno di Ray Harryhausen - che, da bambino, ha raccontato, lo convinsero che da grande avrebbe fatto il regista.  Ascesa e consacrazione Il caso si conferma dalla sua parte: il film piace a Johnny Carson che lo invita al suo seguitissimo show. Il produttore teatrale David Zucker (quello dell'Aereo più pazzo del mondo) guarda la puntata e decide che il ragazzo è la persona giusta per il suo approdo nel business del cinema. Oggi Ridere per ridere è considerato il capostipite della commedia demenziale all'americana. Il botto vero arriva però l'anno dopo. Animal House è un successo clamoroso e lancia la stella, destinata purtroppo a spegnersi presto, di John Belushi. Bluto Blutarsky in toga entra nell'immaginario collettivo ed è solo la prima delle icone pop indelebili che Landis ha regalato al mondo. Seguiranno nel 1980 il borsalino e i Ray Ban wayfarer indossati da Dan Akykroyd e, ancora, Belushi in The Blues Brothers, una colonna sonora stratosferica per un film che all'epoca in Usa incassò pochino e diventò culto grazie al successo in Europa. Nell'81 Landis torna al primo amore con Un lupo mannaro americano a Londra (gli impressionanti effetti speciali sono di Rick Baker, lo stesso che gli cucì il costume da gorilla di Schlock) e prosegue nel campo del fantastico un film ispirato alla serie Ai confini della realtà  coprodotto con l'amico Steven Spielberg. Un incidente con un elicottero che costa la vita all'attore Vic Morrow e a due bambini colora di tragedia un anno, il 1983, che è per Landis quello della consacrazione definitiva. Non solo Una poltrona per due, che consolida il sodalizio con Aykroyd e lancia un'altra stella, quella di Eddie Murphy, ma anche lo storico videoclip di "Thriller" di Michael Jackson, che cambia per sempre estetica e standard produttivi del settore.  Dopo alcuni lavori cinefili (Tutto in una notte, omaggio a Hitchcock; Spie come noi, tributo ai film di Bob Hope con Bing Crosby, e il western I tre amigos), l'ultimo vero grande successo arriva nel 1988 con Il principe cerca moglie, interpretato ancora da Eddie Murphy, mentre poco riuscito è il vampirico Amore all'ultimo morso, tentativo di riallacciarsi alle dinamiche di "Un lupo mannaro americano a Londra". Gli anni '90 vedranno un progressivo declino dell'ispirazione di Landis, che torna a lavorare con Murphy per il terzo capitolo della saga di Beverly Hills Cop e inciampa poi con la decisione di dare un seguito, nel 1998, a The Blues Brothers, con John Goodman al posto di Belushi. La pellicola è percepita come un sacrilegio da pubblico e critica e, di fatto, sferra alla carriera di Landis un colpo dal quale non si riprenderà più. Nei ventidue anni successivi il regista lavora soprattutto per la televisione (non male i due episodi girati per la serie Masters of Horror) e gira un unico lungometraggio, la gradevole commedia macabra Burke & Hare,  ispirata alle gesta dei "ladri di cadaveri" ottocenteschi che fornirono l'idea anche a un celebre racconto di Stevenson. È il 2010. Rinfrancato dalla discreta accoglienza, Landis annuncia un imminente ritorno dietro la cinepresa per girare un horror. Promessa alla quale, purtroppo, non è ancora stato dato seguito. @cicciorusso_agi

  • Addio a Fleisher, il virtuoso che suonava il piano con una mano sola
    by Agi on 3 August 2020 at 10:24

    AGI - È morto il pianista che suonava con una mano sola: Leon Fleisher, statunitense di origine ebraica, un carriera iniziata da bambino prodigio, virtuoso come pochi altri, per decenni ha suonato solo con la mano sinistra a causa di un grave condizione neurologica, la distonia focale, alla destra: Fleisher è morto in un ospedale di Baltimora di cancro all'età di 92 anni. La notizia è stata data dal figlio con un 'tweet': "Mio padre è morto oggi. L'ultimo della sua classe, era un monaco che lavorava nella Chiesa della Musica". Fleisher aveva ricominciato a suonare con la destra nel 1995 ma fino ad allora, oltrechè all'insegnamento, si era dedicato a suonare e comporre brani di repertorio per una mano sola. Brani, disse un giorno, "con così tante poche note, ma così tante implicazioni".

 

 

MOTORI

Le potenzialità dei social network:

I social network rappresentano per l'azienda un canale di comunicazione da cui non si può prescindere per poter attuare una strategia efficace.

Comprendere le dinamiche relazionali del settore turistico nel web.

Con l’avvento degli smartphone e dei tablet non è più necessario dover accendere il computer, aspettare il caricamento e finalmente accedere ad internet. È sufficiente avere uno smartphone o un tablet con sé per essere connessi. I social network hanno rivoluzionato i normali processi di interazione con soggetti e organizzazioni, offrendo la possibilità di interagire e creare engagement, raggruppando persone che condividono interessi e attività in spazi virtuali che determinano scelte concrete in luoghi reali. Attualmente, nel settore turistico, il networking sta modificando la catena relazionale della domanda e dell’offerta anche perché, con il web 2.0, il passaparola diventa globalmente pervasivo e incide sui processi decisionali. In alcuni casi il networking sul web sostituisce l’intermediazione classica. In altri casi funge da attività/strumento di sviluppo locale e marketing d’area, stabilendo una nuova offerta territoriale, precedentemente esclusa dagli operatori del settore turistico perché sottovalutata o non percepita.

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SENZA INFORMAZIONE LIBERA ED INDIPENDENTE NON C’E’ DEMOCRAZIA
Per quanto tenui o persino aleatorie possano essere le forme della democrazia, i cittadini, cioè il popolo degli elettori, non solo rappresenta il fondamento e la fonte unica della legittimità del potere ma svolge in essa a tutti gli effetti il ruolo di uno degli organi dello Stato.
Se il popolo quindi non dispone degli strumenti plurimi, diversificati e se questi strumenti non sono anche corretti ed adeguati, questo “organo dello Stato”, fondamento dell’autorità di tutti gli altri, non potrà identificare le scelte più opportune per l’insieme della collettività.
La manipolazione della informazione e la conseguente manipolazione della pubblica opinione trasforma i più aberranti interessi particolari in “interesse pubblico”. In questa situazione la democrazia non esiste più ed il suo pagliaccesco simulacro non riproduce nessuno dei vantaggi.
Secondo Robert Dahl una informazione libera ed indipendente, “non è solo parte della
definizione della democrazia, ne è un requisito fondamentale”.

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