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Scienza

  • La Russia vuole tornare su Venere: "Supereremo SpaceX"
    by Francesco Russo on 14 August 2020 at 6:36

    AGI - Nuovi vettori in grado di superare in tecnologia le navicelle e i missili di SpaceX e una nuova missione su Venere. Questi i prossimi obiettivi dell'agenzia spaziale russa Roscosmos, secondo quanto dichiarato dal direttore generale, Dmitry Rogozin, all'agenzia Ria Novosti. L'impresa della Crew Dragon e del Falcon Heavy, che ha segnato l'inizio della collaborazione tra la Nasa e l'azienda di Elon Musk, ha riacceso la competizione tra Washington e Mosca per la corsa allo spazio, tanto più perche' la navicella di Space X ha consentito agli Usa di smettere di appoggiarsi alla russa Soyuz per le missioni sulla Stazione Spaziale Internazionale. I russi hanno coì' perso il monopolio nel redditizio ruolo di "taxisti spaziali": un passaggio sulla Soyuz verso l'Iss costava infatti alla Nasa 80 milioni di dollari per astronauta.  "Stiamo costruendo un razzo a metano che sostituira' la Soyuz-2", spiega Rogozin, annunciando che il propulsore non solo sarà riutilizzabile come il Falcon Heavy di SpaceX ma addirittura potrà essere riutilizzato "almeno 100 volte". "Ovviamente stiamo guardando quello che stanno facendo i nostri colleghi americani", ha affermato Rogozin, "ma i nostri ingegneri stanno cercando di prendere una scorciatoia: non ripetere quello che i nostri colleghi di Space X stanno facendo ma sorpassarli". Il numero uno di Roscosmos non è apparso impressionato dall'atterraggio sull'acqua della Crew Dragon avvenuto la settimana scorsa: La navicella di Musk, afferma, "non è progettata per l'atterraggio sulla terra ed e' esattamente il motivo per cui i colleghi americani hanno deciso di ammarare come si faceva 45 anni fa". "Campioni da Venere per capire il cambiamento climatico" Quanto all'intenzione di tornare su Venere, Rogozin ha osservato che è sempre stato un "pianeta russo" dal momento che l'Urss fu l'unica nazione che, a partire dagli anni '60, riuscì a farvi atterrare sonde. "Credo che Venere sia più interessante di Marte", oggetto invece delle attenzioni degli Usa, ha spiegato Rogozin, secondo il quale lo studio del pianeta, la cui atmosfera è composta quasi del tutto di anidride carbonica, aiutera' gli scienziati ad affrontare le sfide del cambiamento climatico. "Se non studiamo quello che accade su Venere, non saremo in grado di capire come evitare che un simile scenario si verifichi sul nostro pianeta", ha proseguito il presidente della Roscosmos, che intende riportare sulla Terra materiale prelevato da Venere, anche in collaborazione con gli americani. "Sarebbe una vera svolta e sappiamo come farlo", ha aggiunto, spiegando che gli scienziati russi sono al lavoro sui documenti d'epoca sovietica. Il problema sono i continui tagli di bilancio sofferti dall'agenzia spaziale: "Non capisco come dovremmo lavorare in queste condizioni, le altre agenzie spaziali stanno aumentando le loro risorse".

  • Cura Ascierto funziona contro il Covid, ma non su tutti
    by Agi on 13 August 2020 at 17:03

    AGI - Circa quattromila persone trattate in tutta Italia con ottimi risultati. Anche se la fase 3 non ha dato gli esiti sperati, restano le vite salvate. La cura Ascierto funziona, non su tutti i pazienti colpiti da Covid 19, ma su molti sì. E' quanto emerge da uno studio condotto da Paolo Ascierto e da Vincenzo Montesarchio, oncologo del Pascale il primo, dell'Ospedale dei Colli il secondo. Ricerca sul Journal of Immunotherapy of Cancer Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Immunotherapy of Cancer. I dati confermano che l'anti-interleuchina-6 (Tocilizumab e Sorilumab) sottocute può funzionare, e meglio nei pazienti non intubati; che i livelli basali di interleuchina-6 sono cruciali e necessari nella selezione dei pazienti; che Pcr, Nrl ed eosinofili sono biomarcatori utili per il follow-up.  Secondo gli oncologi l'anti-interleuchina-6 ha un ruolo nella battaglia contro il Covid-19  "Anche se gli studi di fase 3 hanno dato risultati negativi - sottolineano Ascierto e Montesarchio - siamo convinti che l'anti-interleuchina-6 abbia un ruolo nella battaglia contro il Covid 19. Probabilmente i punti fondamentali sono la valutazione sull'interleuchina-6 sierica e il tempo di somministrazione del farmaco. Trattandosi infatti di un anticorpo monoclonale, che vuol dire alla fine monobersaglio, è chiaro che funziona solo a presenza del bersaglio, l'interleuchina 6 appunto. Se somministrato in fase troppo precoce, non si è formato ancora il bersaglio, se troppo tardiva, la citochina ha già creato il danno. Comprendere la finestra temporale ci aiuterà ad utilizzarne tutta la potenzialità. Comunque, continuiamo nella nostra ricerca".  D'altra parte le esperienze di diversi istituti italiani ne hanno dimostrato la chiara efficacia in pazienti con polmoniti severe che stavano virando rapidamente verso condizioni più serie ma non intubati, con alti livelli basali di interleuchina-6 sierica, Pcr, Ldh, ferritina. Per la maggior parte di loro ci sono stati miglioramenti entro 24-48 ore.​ "Solo il vaccino o un  antivirale possano risolvere definitivamente il problema. Nel frattempo dobbiamo solo fare attenzione e ridurre al massimo il rischio di ulteriore contagio", ricordano i due oncologi.

  • I 6 vaccini contro il Covid che si candidano alla sperimentazione sull'uomo
    by Emanuele Perugini on 8 August 2020 at 10:11

    AGI - Con l'avvio della sperimentazione in fase III anche per il vaccino prodotto dalla tedesca Biontech in collaborazione con Pfizer sono saliti ormai a sei i candidati vaccini che sono arrivati all'ultimo livello di sperimentazione sull'uomo. Un numero consistente se si pensa che le sequenze genetiche del virus Sars-CoV 2 responsabile di Covid 19 sono state rese note solo il 10 gennaio scorso.  Ormai in tutto il mondo, secondo l'Osservatorio del Milken Institute di Pasadena sono almeno 202 i vaccini in fase di sviluppo e di questi appena 24 sono quelli che sono stati avviati a sperimentazione clinica. Tra questi c'è anche un vaccino italiano che proprio negli ultimi giorni è stato avviato alla sperimentazione presso l'Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma e coinvolgerà, in questa prima fase, 45 volontari a Roma, Piacenza Verona e Cremona. Si tratta del farmaco prodotto dalla ReiThera di Castel Romano che ha già superato la fase preclinica di sperimentazione sugli animali dimostrando di produrre una buona risposta anticorpale ed è ora pronto per la fase di sperimentazione clinica sull'uomo. Ad annunciarne la sperimentazione sull'uomo è stato lo stesso Ministro per la Salute, Roberto Speranza nel corso della sua audizione al Senato la scorsa settimana: "C'è un vaccino tutto italiano, messo in campo da un'azienda del Lazio che ha iniziato la fase di sperimentazione sull'uomo all'Istituto Spallanzani di Roma e al Policlinico Rossi di Verona. E' un orgoglio di poter annoverare un vaccino esclusivamente nostro". Sono davvero tanti i paesi che hanno avviato sperimentazioni in proprio di vaccini contro il coronavirus. Non solo i grandi paesi del G8, ma anche molti altri, tra cui la Cina, l'India, la Russia, l'Indonesia e anche diversi paesi africani come la Nigeria hanno avviato sperimentazioni di specifici prodotti. Israele, per esempio, avvierà la sperimentazione di un suo vaccino già ad ottobre, ha spiegato il ministro della Difesa, Benny Gantz, durante una visita per avere un aggiornamento sui progressi in corso. "Dobbiamo iniziare i test sugli umani dopo le vacanze di Tishrei" che quest'anno finisce proprio il 10 ottobre. L'allarme dell'Oms "Il nazionalismo dei vaccini non va bene, non ci aiuterà", ha detto il capo dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus  durante l'Aspen Security Forum negli Stati Uniti, tramite collegamento video dalla sede dell'OMS a Ginevra. "Perché il mondo si riprenda più velocemente, deve riprendersi insieme, perché è un mondo globalizzato: le economie sono intrecciate. Parte del mondo o pochi paesi non possono essere un rifugio sicuro e riprendersi". Servirebbero infatti nove miliardi di dosi per coprire tutta la popolazione mondiale che dovrebbero essere poi incapsulate, mantenute integre e distribuite in ogni angolo del pianeta. Si tratta di una sfida che non solo mette a dura prova le capacità produttive delle aziende farmaceutiche globali, ma anche quelle logistiche e di distribuzione al punto che si teme che possa mancare la sabbia per fabbricare il vetro necessario a realizzare tutte le capsule che dovrebbero contenere i vaccini. “L'idea che un singolo vaccino sarà lanciato in modo tempestivo in tutto il mondo, penso che sia molto ingenuo” ha spiegato Robin Shattock dell'Imperial College di Londra, che sta lavorando a un vaccino a basso costo contro il coronavirus. Morgan Stanley ha elaborato un rapporto “Covid 19: What to watch in vaccines”, in cui evidenzia i limiti delle capacità produttive delle aziende che hanno i candidati vaccini con maggiori probabilità di successo. Per esempio, la stima è che il vaccino di Astra Zeneca non possa essere prodotto prima dell'inizio del 2021 con una capacità produttiva pari a 300 milioni di dosi. Solo Moderna, Sanofi e Johnson&Johnson avrebbero la capacità di produrre un miliardo di dosi in un anno, ma non è detto che i loro vaccini siano tra i primi ad essere autorizzati. I fondi stanziati da Bolsonaro Per questo, nonostante il monito dell'OMS, molti paesi si stanno muovendo sul mercato per assicurarsi scorte importanti di vaccini. Tra questi il Brasile, che, dopo gli Stati Uniti è il paese con il più alto numero di decessi per Covid-19.  Il governo brasiliano ha stanziato 1,99 miliardi di reais (358 milioni di dollari) per rendere possibile la produzione del vaccino. Bolsonaro ha firmato il decreto con il quale ha rilasciato il credito straordinario, che dovrà essere approvato dal Congresso entro un periodo massimo di 120 giorni, anche se la cassa sarà disponibile dal momento in cui il decreto sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Il vaccino è stato sviluppato dall'Università di Oxford ed in Brasile è in fase di sperimentazione attraverso una partnership con la Fundacion Oswaldo Cruz, il principale centro di ricerca medica in America Latina. L'aspettativa del governo è che, se il vaccino si dimostrerà efficace, si potrà effettuare una campagna di vaccinazione massiccia e celere. A dicembre dovrebbe arrivare il primo lotto da quindici milioni di dosi, dei cento milioni ordinati; un secondo lotto, con altri quindici milioni di dosi, è previsto per gennaio e la quantità rimanente, settanta milioni, dovrebbe arrivare in consegne successive a partire da marzo 2021. Gli investimenti americani Anche Donald Trump non smette di assicurare contratti di fornitura di vaccini con diverse aziende farmaceutiche che hanno prodotti in fase più o meno avanzata di sperimentazione. Proprio la scorsa settimana il governo USA ha annunciato un nuovo investimento da un miliardo di dollari nel progetto del vaccino contro il Covid-19 del gruppo farmaceutico Johnson & Johnson. Salgono così a 9,4 miliardi gli investimenti federali immessi per combattere l'epidemia. I nuovi fondi andranno a finanziare la produzione di cento milioni di dosi - aumentabili a 300 milioni - nel momento in cui sarà accertata l'efficacia del vaccino messo a punto dal gruppo farmaceutico. Al momento la ricerca che risulta più avanzata è quella dell'azienda biotecnica Moderna, che sta lavorando in collaborazione con l'Istituto di sanità americano. L'Italia, tra alleanze e contratti  "Con la Commissione Europea stiamo lavorando a chiudere ancora tanti contratti con grandi case farmaceutiche che sono al lavoro" sul vaccino anti-Covid.  "L'Italia - ha detto Speranza al Senato - è in prima linea e fa parte del gruppo ristretto che chiuderà questi contratti: perciò appena una delle compagnie ci dà una notizia positiva, saremmo nelle condizioni di poter usufruire del vaccino". La nostra nazione "ha sottoscritto tra le prime un'alleanza con Francia, Germania e Olanda e sta rappresentando il motore dell'iniziativa della Commissione Europea" per ottenere il prima possibile il presidio sanitario. Inoltre, "abbiamo sottoscritto - ha concluso il MInistro della Salute - un primo accordo importante che ci consentirà di avere le prime dosi entro la fine del 2020. Si tratta di un vaccino elaborato all'Università di Oxford ma con una parte italiana, perché il vettore virale è stato realizzato da un'azienda di Pomezia. La rivista Lancet ha riportato uno studio sulla fase 1 e 2 e dice che i risultati sono molto incoraggianti. La fase 3 è stata spostata in Brasile e Sudafrica - dove la curva dei contagi è ancora alta - e speriamo che arrivino notizie positive". Il vaccino di Novavax Nel frattempo continuano le sperimentazioni. Novavax, la poco nota società del Maryland che ha firmato un accordo da 1,6 miliardi di dollari con il governo americano per il suo vaccino contro il coronavirus, ha annunciato risultati incoraggianti in due studi preliminari. Lo riferisce il New York Times. In uno dei due studio, 56 volontari hanno prodotto un alto livello di anticorpi contro il Covid-19, senza subire effetti collaterali pericolosi. L'altro studio è stato condotto su sciemmie, che sono state efficacemente protette dal vaccino. Il virologo John Moore, della Weill Cornell Medicine, non coinvolto nei due studi, ha dichiarato al Nyt che i risultati di Novavax sono i più impressionanti da lui finora esaminati. La virologa Angela Rasmussen, della Columbia University, anche lei non coinvolta nei due studi, ha affermato che si tratta di "incoraggianti risultati preliminari", ma ha avvertito che non sarà possibile dire se il vaccino è sicuro ed efficace fino a quando Novavax condurrà uno studio su larga scala, passando quindi alla Fase 3 e al confronto tra persone che vengono vaccinate con persone che assumono un placebo. Il vaccino russo La prossima settimana dovrebbe poi arrivare l'annuncio dalla Russia del via libera alla somministrazione del vaccino messo a punto dall'Istituto Gamaleya di Mosca che, stando a fonti interne russe, il prossimo 14 agosto dovrebbe vedere il via libera ufficiale.  "Contiamo molto sull'avvio della produzione di massa a settembre", ha detto il ministro dell'industria Denis Manturov in un'intervista all'agenzia di stampa TASS. "Saremo in grado di garantire volumi di produzione di diverse centinaia di migliaia al mese, con un eventuale aumento a diversi milioni entro l'inizio del prossimo anno", ha detto, aggiungendo che uno sviluppatore sta preparando la tecnologia per la produzione in tre siti diversi nella Russia centrale. L'Oms ha reagito con cautela all'annuncio di parte degli scienziati russi, secondo i quali un vaccino anti-coronavirus è già pronto per essere somministrato alla popolazione, e ha ricordato che prima di concedere una licenza vanno completate tutte le fasi del test. "Attualmente ci sono centinaia di vaccini in fase di sperimentazione e devono essere conformi alle linee guida e ai regolamenti per procedere in sicurezza", ha dichiarato il portavoce, Christian Lindmeier, in una conferenza stampa. Il portavoce ha affermato che a volte "sono stati riportati risultati che poi richiedono tempo per passare tutte le fasi necessarie" prima di poter essere applicati in generale.   

  • Come vedere a occhio nudo le stelle cadenti a San Lorenzo
    by Maria Teresa Santaguida on 7 August 2020 at 10:54

    AGI - L'estate è il periodo migliore per osservare il cielo e le stelle cadenti che, ogni anno all'avvicinarsi del 10 agosto, la notte di San Lorenzo, regalano uno degli spettacoli naturali più suggestivi. Ma come prepararsi per non perdere questo sciame mozzafiato? Rispondono gli astrofisici del Consiglio nazionale delle ricerche, in un breve video. Si possono usare apparecchi ottici come i telescopi, ma gli scienziati ricordano che "il nostro occhio può bastare, anzi essere uno strumento molto interessante". Bisogna solo usare qualche accorgimento: “In primo luogo, è banale dirlo ma importante, cercare un posto buio”, e lontano da luci artificiali di disturbo, ricorda Alessandro Farini dell'Istituto nazionale di ottica del Cnr di Firenze (Cnr-Ino). “Poi bisogna aspettare un po' di tempo perché nel nostro occhio ci sono due tipi di fotorecettori: i coni, che servono per vedere i dettagli quando c'è molta luce, e i bastoncelli che servono quando c'è poca luce ma hanno bisogno di tempo per entrare in funzione”. I bastoncelli si trovano tutti sul bordo dell'occhio e sono molto sensibili al movimento. “Ecco perché spesso vediamo le stelle cadenti non al centro della nostra visuale, ma sul bordo”. Se vogliamo vedere la coda di una cometa, meglio "fissare accanto, così vedremo ai lati dell'occhio la meravigliosa scia della stella cadente". Osservare il cielo è sicuramente anche una possibilità di testare la nostra visione. “Guardate l'Orsa maggiore, guardate la seconda stella del timone. Se riuscite a vedere distintamente che è una stella doppia, ecco che avete dieci decimi!”. 

  • L'uomo può sopravvivere su Marte e sulla Luna nelle caverne di lava
    by Agi on 7 August 2020 at 9:56

    AGI - Sarebbe possibile creare colonie umane su Marte, e anche sulla Luna, sfruttando le grandi caverne di lava che sono presenti in alcune aree del Pianeta Rosso e anche della Luna. Le caverne sono infatti molto ampie e potrebbero ospitare impianti necessari a supportare la sopravvivenza umana al riparo dalle radiazioni cosmiche. La rivista internazionale Earth-Science Reviews ha pubblicato un documento che offre una panoramica dei tubi di lava (pirrodotti) sulla Terra, fornendo una stima delle dimensioni (maggiori) delle loro controparti lunari e marziane.      "Possiamo trovare - spiega Francesco Sauro, speleologo  responsabile dei programmi ESA CAVES e PANGEA e professore al dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'Università di Bologna - tubi di lava sul pianeta Terra, ma anche sul sottosuolo della Luna e di Marte secondo le immagini ad alta risoluzione dei lucernari dei tubi di lava scattate da sonde interplanetarie. La prova di tubi di lava è stata spesso dedotta osservando cavità lineari e sinuose crollano le catene dove si sono fessurate le gallerie. Queste catene di collasso rappresentano porte o finestre ideali per l'esplorazione del sottosuolo. L'espressione morfologica della superficie dei tubi di lava su Marte e Luna è simile alla loro controparte terrestre. Gli speleologi hanno studiato a fondo i tubi di lava sulla Terra nelle Hawaii, nelle Isole Canarie, in Australia e in Islanda". "Abbiamo misurato le dimensioni e raccolto la morfologia dei tubi di lava collassati lunari e marziane - dice Pozzobon, geologo planetario al Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Padova - utilizzando modelli digitali del terreno (DTM), che abbiamo ottenuto attraverso immagini stereoscopiche satellitari e altimetria laser prese da sonde interplanetarie. Abbiamo quindi confrontato questi dati con studi topografici su tubi di lava collassati simili sulla superficie terrestre e scansioni laser dell'interno dei tubi di lava a Lanzarote e nelle Galapagos. Questi dati hanno permesso di stabilire una relazione tra tubi di lava collassati e cavità sotterranee che sono ancora intatti".      I ricercatori hanno scoperto che i tubi marziani e lunari sono rispettivamente 100 e 1.000 volte più larghi di quelli sulla Terra, che in genere hanno un diametro compreso tra 10 e 30 metri. La gravità inferiore e il suo effetto sul vulcanismo spiegano queste dimensioni eccezionali (con volumi totali superiori a 1 miliardo di metri cubi sulla Luna).       Pozzobon aggiunge: "Tubi larghi quanto questi possono essere più lunghi di 40 chilometri, rendendo la Luna un obiettivo straordinario per l'esplorazione del sottosuolo e il potenziale insediamento negli ampi ambienti protetti e stabili dei tubi di lava. Questi ultimi sono così grandi che possono contenere l'intero centro storico di una città come Padova".     "La cosa più importante - spiega Matteo Massironi, professore di Geologia strutturale e planetaria presso il Dipartimento di Geoscienze dell'Università degli Studi di Padova - è che, nonostante le dimensioni imponenti dei tubi lunari, rimangono ben all'interno della soglia di stabilità del tetto a causa di una minore attrazione gravitazionale. Ciò significa che la maggior parte dei tubi di lava sotto le pianure lisce di Marte sono intatti. I tubi di lava collassati che abbiamo osservato potrebbero essere stati causati da asteroidi che perforano le pareti del tubo. Questo è ciò che sembrano suggerire Marius Hills. Da quest'ultimo, possiamo accedere a queste enormi cavità sotterranee". "I tubi di lava - conclude Francesco Sauro - potrebbero fornire scudi stabili dalla radiazione cosmica e solare e dagli impatti di micrometeoriti che spesso si verificano sulle superfici dei corpi planetari. Inoltre, hanno un grande potenziale per fornire un ambiente in cui le temperature non variano dal giorno al giorno alla notte. Le agenzie spaziali sono ora interessate alle grotte planetarie e ai tubi di lava, in quanto rappresentano un primo passo verso future esplorazioni della superficie lunare (vedi anche il progetto della NASA Artemis) e verso la ricerca della vita (passata o presente) nel sottosuolo di Marte".      I ricercatori sottolineano inoltre come questo studio si apre a una prospettiva completamente nuova nell'esplorazione planetaria, che si concentra sempre più sul sottosuolo di Marte e della Luna. "Nell'autunno 2019 - chiarisce il professore di Unibo Jo De Waele, che è uno degli autori dello studio e uno speleologo - l'ESA ha chiamato università e industrie con una campagna alla ricerca di idee per lo sviluppo di tecnologie per l'esplorazione delle grotte lunari. Stanno cercando specificamente sistemi che atterrino sulla superficie lunare per operare missioni esplorando i tubi lunari. Dal 2012, in collaborazione con alcune università europee tra cui Bologna e Padova, l'ESA ha condotto due programmi di formazione per astronauti incentrati sull'esplorazione dei sistemi sotterranei (CAVES) e sulla geologia planetaria (PANGEA). Questi programmi includono tubi di lava sull'isola di Lanzarote. Finora, 36 astronauti di cinque agenzie spaziali hanno ricevuto una formazione sull'escursionismo nelle grotte.

  • Così i chili di troppo influiscono sulle funzioni del cervello
    by Agi on 7 August 2020 at 5:41

    AGI - L'indice di massa corporea, o BMI, è associato alla riduzione del flusso sanguigno nell'organo cerebrale, il che può provocare un aumento nelle probabilità di contrarre il morbo di Alzheimer o altre patologie neurologiche. Questi i risultati di uno studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease dagli esperti dell'Amen Clinics e del Myrna Brind Center for Integrative Medicine, presso il Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, che hanno analizzato più di 35mila scansioni di neuroimaging funzionali utilizzando la tomografia ad emissione di fotone singolo, meglio conosciuta come SPECT. Relazione tra obesità e malattie neurologiche “Quando il peso corporeo di una persona aumenta – spiega Daniel G. Amen, fondatore della Amen Clinics, una delle strutture più rinomate per il trattamento delle patologie legate alla salute mentale – la sua attività cerebrale nelle regioni del cervello diminuisce, così come il flusso sanguigno che raggiunge l'organo cerebrale”. Il team ha considerato le scansioni di oltre 17mila pazienti, rintracciando il collegamento tra obesità e problematiche patologiche. “Un BMI eccessivamente alto – aggiunge Andrew Newberg, neuroscienziato del Myrna Brind Center for Integrative Medicine – è anche associato a depressione, disturbo da deficit di attenzione-iperattività, o ADHD, disturbo bipolare, schizofrenia, dipendenze, tendenze al suicidio e altre condizioni. Questo studio dimostra che il sovrappeso o l'obesità influiscono gravemente sull'attività cerebrale e aumentano il rischio di malattia di Alzheimer, nonché molte altre condizioni psichiatriche e cognitive”. Le statistiche recenti per gli Stati Uniti mostrano che il 72 percento degli americani è in sovrappeso, il 42 percento dei quali con condizioni di obesità, il che suggerisce gravi implicazioni per la popolazione. “Questo lavoro – commenta George Perry, caporedattore del Journal of Alzheimer's Disease and Semmes Foundation – ribalta la prospettiva dell'Alzheimer come una patologia legata all'avanzare dell'età e pone al centro dell'attenzione anche lo stile di vita. Si tratta di una svolta rivoluzionaria”. Gli autori sottolineano l'importanza di affrontare l'obesità e i rischi che comporta con interventi mirati volti a migliorare la funzione cerebrale. “La prevenzione – conclude Amen – è fondamentale in questi casi, il nostro lavoro apre prospettive allarmanti, ma abbiamo imparato che l'ambiente può influire sulla salute del cervello e che è possibile adottare abitudini salutari, come un'alimentazione sana ed equilibrata e un programma di esercizio fisico regolare”.

  • Il nuovo chip che apre la strada al 6G
    by Agi on 6 August 2020 at 10:33

    AGI - Per consentire velocità di trasmissione dei dati che superano gli standard di 5a generazione (5G) per le telecomunicazioni, gli scienziati della Nanyang Technological University, Singapore (NTU Singapore) e della Osaka University in Giappone hanno costruito un nuovo chip usando un concetto chiamato isolanti topologici fotonici. I ricercatori hanno dimostrato che il loro chip può trasmettere onde terahertz (THz) con una velocità dati di 11 Gigabit al secondo (Gbit / s), in grado di supportare lo streaming in tempo reale di video ad alta definizione 4K e supera il limite finora teorico di 10 Gbit / s per le comunicazioni wireless 5G. I risultati dei loro esperimenti sono stati pubblicati su Nature Photonics. Le onde THz fanno parte dello spettro elettromagnetico, tra le onde luminose a infrarossi e le microonde, e sono state pubblicizzate come la prossima frontiera delle comunicazioni wireless ad alta velocità. Tuttavia, devono essere affrontate e superate sfide fondamentali prima che le onde THz possano essere utilizzate in modo affidabile nelle telecomunicazioni. Due dei problemi maggiori sono i difetti dei materiali e i tassi di errore di trasmissione riscontrati nelle guide d'onda convenzionali come cristalli o cavi. Questi problemi sono stati risolti utilizzando gli isolatori topologici fotonici (PTI), che consentono di condurre le onde luminose sulla superficie e sui bordi degli isolanti, in maniera simile a un treno che segue i binari piuttosto che attraverso il materiale. Quando la luce viaggia lungo gli isolanti topologici fotonici, può essere reindirizzata intorno ad angoli acuti e il suo flusso resisterà al disturbo causato dalle imperfezioni del materiale.  Progettando un piccolo chip di silicio con file di fori triangolari, con piccoli triangoli che puntano nella direzione opposta a triangoli più grandi, le onde luminose diventano "topologicamente protette". Questo chip interamente in silicio ha dimostrato di poter trasmettere segnali senza errori mentre instrada onde THz intorno a 10 angoli acuti a una velocità di 11 gigabit al secondo, aggirando eventuali difetti del materiale che potrebbero essere stati introdotti nel processo di produzione del silicio. Il responsabile del progetto, Ranjan Singh, ha affermato che questa è stata la prima volta che i PTI sono stati realizzati nella regione spettrale terahertz, il che dimostra il concetto precedentemente teorico, realmente fattibile. La loro scoperta potrebbe spianare la strada a più interconnessioni PTI THz - strutture che collegano vari componenti in un circuito - da integrare nei dispositivi di comunicazione wireless, per dare alle comunicazioni "6G" di prossima generazione una velocità senza precedenti di terabyte al secondo (da 10 a 100 volte più veloce del 5G) in futuro. "Con la quarta rivoluzione industriale - ha detto Singh -  e la rapida adozione di apparecchiature Internet of Things (IoT), inclusi dispositivi intelligenti, telecamere remote e sensori, le apparecchiature IoT devono gestire elevati volumi di dati in modalità wireless e si affidano a reti di comunicazione per fornire alte velocità e bassa latenza. Utilizzando la tecnologia THz, può potenzialmente aumentare la comunicazione intra-chip e inter-chip per supportare l'intelligenza artificiale e le tecnologie basate su cloud, come le auto interconnesse a guida autonoma, che dovranno trasmettere rapidamente i dati ad altre auto e infrastrutture vicine per navigare meglio e anche per evitare incidenti".  Il professor Singh ritiene che progettando e producendo una piattaforma miniaturizzata che utilizza gli attuali processi di fabbricazione del silicio, il loro nuovo chip di interconnessione THz ad alta velocità sarà facilmente integrato nei progetti di circuiti elettronici e fotonici e aiuterà l'adozione diffusa di THz in futuro. Le aree di potenziale applicazione della tecnologia di interconnessione THz includeranno data center, dispositivi IOT, enormi CPU multicore (chip di elaborazione) e comunicazioni a lungo raggio, tra cui telecomunicazioni e comunicazioni wireless come il Wi-Fi.

  • Virus legato ai tumori mammari individuato in resti umani dell'Età del Rame
    by Vincenzo Marsala on 6 August 2020 at 10:33

      Un virus umano fino ad ora sconosciuto e possibile causa del cancro mammario umano è stato identificato in alcuni resti umani dell'Età del Rame e del periodo rinascimentale. La notizia arriva da uno studio pubblicato sulla rivista americana “Aging” ideato e condotto da Generoso Bevilacqua, già professore di Anatomia Patologica dell'Università di Pisa insignito dell'Ordine del Cherubino.  La ricerca ha analizzato i resti di 36 individui vissuti fra il 2700 a.C. e il XVII secolo d.C. trovando in sei di essi tracce molecolari di un virus umano fino ad ora sconosciuto, un betaretrovirus molto simile all'MMTV (Mouse Mammary Tumor Virus), che è l'agente causale dei tumori mammari del topo. “Convinto dell'eziologia virale della malattia umana, ma al contempo convinto che il virus del topo non potesse passare alla donna – racconta Bevilacqua - mi sono persuaso dell'esistenza di un virus umano simile e ho dedicato gli ultimi quindici anni della mia attività di ricerca a cercare di individuarlo”. Una prima conferma dell'esistenza del virus è arrivata da uno studio che Bevilacqua ha condotto cinque anni fa sulla saliva umana, ovvero uno dei mezzi più comuni di trasmissione di malattie infettive. Un betaretrovirus simile al MMTV è stato identificato nel 10% di donne e uomini sani e nel 60% delle pazienti con cancro mammario. “La lista dei tumori umani a origine virale è alquanto lunga: tumori delle alte vie respiratorie, dell'esofago, del fegato, forse della prostata, e anche linfomi e leucemie – sottolinea Bevilacqua - Per questo l'idea che anche i tumori della mammella possano farne parte non è affatto peregrina anche perché ad oggi non vi sono solide ipotesi alternative”. Il passo successivo è stato quindi di ipotizzare che se il virus esiste nell'uomo moderno, doveva già esserci nei tempi antichi e da qui l'idea di cercarlo nel tartaro dei denti, che è un prodotto della saliva e che ha una composizione tale da preservare in modo ottimale i microorganismi presenti nella bocca e i loro acidi nucleici in particolare.  “Lo studio pubblicato su Aging suggerisce inoltre in qual modo l'MMTV murino abbia potuto trasferirsi nella specie umana diventando un betaretrovirus umano – conclude Bevilacqua. E' ormai noto che i virus animali possono passare all'uomo mediante un “salto di specie”, che in genere si verifica in ambienti e periodi di stretta coabitazione fra animali e persone, come all'inizio della diffusione dell'agricoltura avvenuta circa 10mila anni fa nella cosiddetta “mezzaluna fertile”, il vasto territorio che va dalla Mesopotamia alla valle e al delta del Nilo. Qui l'abbondanza di vegetali rappresentò un ambiente particolarmente favorevole per i topi, e non solo, dando inizio alla loro coabitazione con l'uomo, in un ambiente di forte promiscuità”. Il professor Bevilacqua, attualmente docente nel dottorato di ricerca in Scienze Cliniche e Traslazionali nell'Università di Pisa e direttore della Medicina di Laboratorio della Casa di Cura San Rossore, ha cominciato a studiare il modello di cancro mammario del topo indotto dall'MMTV 45 anni fa come allievo di Francesco Squartini, professore di Anatomia Patologica a Pisa, uno dei grandi esperti nello studio di questa malattia. Per lo studio pubblicato su Aging si è avvalso, per la raccolta dei 36 crani antichi, dell'aiuto di Gino Fornaciari, già Professore di Storia della Medicina nell'Ateneo pisano e uno dei padri della Paleopatologia, e di Pasquale Bandiera dell'Università di Sassari.  Al fine di evitare qualsiasi possibilità di contaminazione con DNA del topo sono stati condotti meticolosi controlli e al fine di escludere la presenza di sequenze betavirali endogene umane (HERVs) è stato condotto un accuratissimo studio di bioinformatica grazie alle competenze specifiche di Enzo Tramontano, Professore di Virologia nell'Università di Cagliari, e della sua collaboratrice Nicole Grandi. Lo studio dei resti antichi si è avvalso anche del supporto di Giuseppe Naccarato, Valentina Giuffra, Antonio Fornaciari e Cristian Scatena del Dipartimento di Ricerca Traslazionale e Nuove Tecnologie d'Università di Pisa. Gli studi molecolari sono stati svolti con la collaborazione di Chiara Maria Mazzanti, Francesca Lessi, e Paolo Aretini della Fondazione Pisana per la Scienza e di Prospero Civita del Dipartimento di Ricerca Traslazionale dell'Ateno pisano. Precedenti articoli sull'argomento hanno visto la collaborazione di Maria Adelaide Caligo, di Manuela Roncella e di Matteo Ghilli del centro di Genetica Oncologica e della Senologia dell'AOUP. La scoperta del primo betaretrovirus umano, candidato ad essere la causa del cancro della mammella nella donna, apre alla possibilità di un vaccino, come è accaduto per l'HPV e il cancro del collo dell'utero.

 

 

MOTORI

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